Tag: investimenti

  • Volkswagen in trattative per cedere quote in India a JSW

    Volkswagen in trattative per cedere quote in India a JSW

    In Breve

    Qual è l'obiettivo di Volkswagen in India?
    Rafforzare la propria posizione nel mercato automobilistico indiano.
    Chi è il partner indiano coinvolto nelle trattative?
    Il conglomerato indiano JSW.
    Qual è la quota di mercato attuale di Volkswagen in India?
    Circa il 2,5% del mercato indiano dei veicoli passeggeri.

    Volkswagen è attualmente in colloqui con il conglomerato indiano JSW per cedere quote della sua attività nel mercato indiano, un passo strategico per rafforzare la sua posizione nel terzo mercato automobilistico mondiale. JSW, sotto la guida di Sajjan Jindal e attivo in diversi settori, tra cui i veicoli elettrici e la siderurgia, mira a ottenere una quota di maggioranza nella joint venture con Volkswagen.

    Se l’accordo sarà finalizzato, potrebbe concludersi nelle prossime settimane, ma ci sono ancora punti critici da definire, come la valutazione dell’operazione e l’entità del capitale che ciascuna parte investirà. I negoziati, avviati tre anni fa, si sono concentrati sull’utilizzo degli impianti Volkswagen a Pune e Chhatrapati Sambhajinagar, ma devono ancora superare diversi ostacoli e potrebbero non andare a buon fine.

    Una cessione di quote permetterebbe a JSW di accedere alle piattaforme tecnologiche di Volkswagen e di sviluppare collaborazioni a livello globale. Per Volkswagen, questa operazione rappresenterebbe la conclusione di una ricerca pluriennale di un partner locale, dopo anni di difficoltà a crescere in India, nonostante una presenza nel Paese da oltre vent’anni.

    Un portavoce di Volkswagen ha dichiarato che il gruppo valuta costantemente nuove opportunità e opzioni di business per attuare la propria strategia in India, sottolineando l’importanza del mercato per i piani di crescita globale di Skoda Auto. Tuttavia, ha rifiutato di commentare le eventuali discussioni con JSW, mentre un portavoce del conglomerato indiano non ha risposto a richieste di commento.

    Inoltre, Volkswagen ha ridotto l’investimento previsto per una nuova piattaforma locale per veicoli elettrici a circa 700 milioni di dollari, rispetto a un piano iniziale di circa un miliardo. Attualmente, il gruppo, attraverso i marchi Skoda, Volkswagen, Audi, Porsche, Bentley e Lamborghini, detiene circa il 2,5% del mercato indiano dei veicoli passeggeri, un valore al di sotto dell’obiettivo del 5% fissato per la fine del decennio.

    Il CEO Klaus Zelmer ha affermato: “Abbiamo raddoppiato la quota nel 2025, è il nostro mercato strategico per la crescita fuori dall’Europa”, richiamando l’attenzione sull’investimento in una nuova fabbrica a Pune, che impiegherà circa 5.000 addetti. Nonostante la filiale indiana abbia registrato un balzo degli utili nell’esercizio chiuso al 31 marzo, la casa madre si mostra sempre più cauta nel finanziare l’attività a causa di una complessa ristrutturazione globale.

  • Le imprese italiane all’estero: resilienza e investimenti nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: resilienza e investimenti nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero nel 2026?
    Il 51% delle imprese italiane intervistate intende investire nei mercati esteri.
    Quali fattori influenzano le decisioni di investimento delle aziende italiane?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori principali che influenzano le scelte d'investimento.
    Qual è la previsione per la crescita delle imprese italiane nel 2027?
    L'82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati.

    Le aziende italiane attive all’estero dimostrano una sorprendente resilienza di fronte a un contesto internazionale caratterizzato da dazi, politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche. Nonostante le difficoltà, la reputazione del made in Italy continua a sostenere la propensione all’investimento. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, le imprese italiane si mostrano ottimiste riguardo al futuro, con il 40% che descrive il clima per i prodotti italiani come “molto positivo” e il 49% come “positivo, ma più selettivo”.

    Le valutazioni sul mercato variano a seconda delle aree geografiche: in America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le impressioni sono più miste, oscillando tra stabilità e prudenza. In questo scenario, il 51% delle imprese intervistate ha dichiarato l’intenzione di investire nei mercati esteri, mentre il 26% adotta un approccio più cauto. Solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione.

    Un’analisi più approfondita rivela che in Asia e negli Stati Uniti, tutte le aziende si dichiarano pronte a investire, mentre in Europa la prudenza è più evidente, con il 39% orientato a nuovi investimenti e il 33% focalizzato su strategie difensive. Tra i fattori che influenzano le decisioni di investimento, i costi energetici e delle materie prime si attestano al primo posto, seguiti da rischio cambio e instabilità finanziaria, politiche protezionistiche e conflitti regionali.

    Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta offrire prodotti di alta qualità. Oltre la metà degli intervistati ha indicato l’importanza di una strategia di medio-lungo periodo, mentre il 29% ha sottolineato la necessità di scegliere partner locali affidabili e il 26% ha evidenziato la conoscenza delle normative del paese di destinazione. Le principali nazioni concorrenti per le imprese italiane includono Cina, Francia e Germania.

    Le aziende hanno anche espresso la necessità di misure di supporto, con il 71% che richiede una maggiore promozione coordinata del made in Italy e il 49% un incremento del sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI. Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027, con il 24% che si aspetta una crescita sostenuta e il 56% una crescita moderata.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato che, sebbene il made in Italy continui a essere sinonimo di qualità e stile, oggi è fondamentale anche la continuità nella presenza sui mercati internazionali, la conoscenza delle regole locali e la capacità di adattare il modello commerciale. “La qualità resta il punto di partenza, non il punto di arrivo”.

  • Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita e l’internazionalizzazione

    Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita e l’internazionalizzazione

    In Breve

    Qual è l'obiettivo del piano triennale di Cremonini?
    Raggiungere un fatturato di 7,5 miliardi di euro entro il 2028.
    Quanto investirà Cremonini nel 2026?
    Oltre 150 milioni di euro, di cui circa 40 milioni per la ristorazione.
    Qual è la strategia di espansione di Inalca?
    Potenziare la base degli allevatori e considerare espansioni in Nord America.

    Il Gruppo Cremonini ha recentemente presentato un piano triennale che prevede investimenti per 600 milioni di euro, mirato a rafforzare la propria catena del valore e a promuovere l’internazionalizzazione. Con l’obiettivo di raggiungere un fatturato di 7,5 miliardi di euro entro il 2028, l’azienda punta a mantenere un tasso di crescita medio del 9-10%, avvicinandosi ai 10 miliardi di ricavi entro il 2030.

    Il 2025 si è concluso con un fatturato superiore ai 6,4 miliardi, mentre il 2026 è considerato un anno di consolidamento, con previsioni di crescita a una sola cifra e un obiettivo di almeno 6,7 miliardi di ricavi. Tuttavia, l’aumento dei costi energetici sta comprimendo la marginalità dell’azienda.

    Per il 2026, la prima fase del piano prevede oltre 150 milioni di euro di investimenti, di cui circa 40 milioni saranno destinati al settore della ristorazione. In particolare, Chef Express sarà oggetto di un piano di ottimizzazione strutturale e nuove aperture, con un focus specifico sul Mezzogiorno, in particolare in Puglia e nelle grandi isole.

    Nel segmento della ristorazione “in viaggio”, il Gruppo Cremonini conferma la sua partecipazione a gare per concessioni in aeroporti, stazioni ferroviarie e aree autostradali. Le risorse rimanenti saranno allocate alla produzione di carni bovine e salumi tramite Inalca e alla distribuzione nel mercato Ho.Re.Ca. attraverso Marr.

    Marr, leader in Italia nella distribuzione all’Ho.Re.Ca. con un fatturato di circa 2,1 miliardi, sta attuando un piano di rinnovamento e efficientamento delle piattaforme logistiche, con nuove filiali già operative a Roma, in Lombardia e in Puglia. Nonostante il calo dei consumi che influisce sul settore della ristorazione, i dati Fipe mostrano una stabilità nei consumi, sebbene senza un trend particolarmente brillante a causa della perdita di potere d’acquisto.

    Inalca, che gestisce oltre 230.000 bovini tra Italia e Polonia, dispone di un importante polo produttivo a Sochocin per la macellazione e lavorazione delle carni. In Italia, l’azienda intende potenziare la base degli allevatori per migliorare l’integrazione della filiera bovina. Circa il 40% dei ricavi di Inalca proviene dall’estero, principalmente dall’Europa, ma anche da Africa e Russia. Il Gruppo non esclude ulteriori espansioni in Nord America, partendo dal Canada, dove è già presente con uno stabilimento per il confezionamento di salumi.

    Le risorse del piano saranno destinate a nuovi stabilimenti, piattaforme e ristoranti, in linea con la strategia aziendale che mira a mantenere la tradizione di azienda di famiglia.

  • Stellantis: Investimenti da 14 miliardi di reais per l’integrazione tra Fiat Brasile ed Europa

    Stellantis: Investimenti da 14 miliardi di reais per l’integrazione tra Fiat Brasile ed Europa

    In Breve

    Qual è l'obiettivo principale di Stellantis riguardo a Fiat in Brasile ed Europa?
    Integrare le attività di Fiat in Brasile ed Europa attraverso la condivisione di piattaforme e investimenti significativi.
    Quanto investirà Stellantis nel polo di Betim entro il 2030?
    Stellantis investirà 14 miliardi di reais nel polo di Betim entro il 2030.
    Qual è il primo modello Fiat previsto per il lancio?
    Il primo modello sarà il crossover Argo X.

    Fiat celebra un traguardo importante: i 50 anni dello stabilimento di Betim, in Brasile. In concomitanza con questa ricorrenza, Stellantis ha annunciato una strategia ambiziosa per integrare le attività del marchio in Brasile e in Europa. Questo piano prevede la condivisione di piattaforme, lo sviluppo di nuovi prodotti e significativi investimenti nel polo di Betim.

    Inaugurato nel 1976 nello Stato di Minas Gerais, lo stabilimento di Betim è diventato uno dei centri automobilistici più importanti del Sud America, con oltre 18 milioni di veicoli prodotti e più di 4 milioni esportati in circa 40 paesi. La struttura coinvolge oltre 400 fornitori diretti e una filiera che comprende circa 190 mila lavoratori, contribuendo in modo significativo alla crescita economica della regione.

    Tradizionalmente, Fiat Brasile e Fiat Europa hanno operato in modo indipendente, sviluppando modelli e piattaforme diverse per rispondere a normative e mercati distinti. Alcuni dei modelli di maggior successo in Sud America, come la Strada e l’Argo, non sono mai stati introdotti in Europa. Tuttavia, con l’integrazione proposta da Stellantis, si prevede un cambiamento significativo in questo approccio.

    Stellantis ha confermato investimenti per un totale di 14 miliardi di reais entro il 2030, destinati a nuovi prodotti, all’elettrificazione, alla digitalizzazione e all’espansione della capacità produttiva. Inoltre, l’azienda ha annunciato l’intenzione di lanciare un nuovo modello Fiat ogni anno fino al 2030. Il primo di questi modelli sarà il crossover Argo X.

    La novità principale di questa strategia è la convergenza su un’architettura comune, rappresentata dalla piattaforma Smart Car, progettata per i modelli più accessibili. Questa piattaforma sarà distinta dalle piattaforme STLA, destinate ai segmenti superiori. La condivisione di piattaforme e componenti è volta a contenere i costi di sviluppo e a ridurre i tempi di progettazione, mantenendo comunque gli adattamenti necessari per i diversi mercati.

    Questa razionalizzazione industriale è presentata come la risposta di Stellantis a una competizione sempre più intensa, anche a causa della pressione esercitata dai costruttori cinesi. Con questi investimenti e strategie, Stellantis punta a rafforzare la propria posizione nel mercato automobilistico globale, integrando le proprie operazioni in Brasile e in Europa.