In Breve
- Qual è l'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz sul mercato del jet fuel?
- Ha portato a un aumento delle importazioni da Stati Uniti e Nigeria, riorganizzando i flussi di approvvigionamento.
- Quale ruolo ha avuto la raffineria nigeriana Dangote?
- Ha incrementato la produzione, aggiungendo circa 40.000 barili al giorno destinati all'Europa.
- Come sono cambiate le scorte di jet fuel in Europa?
- Le scorte sono rimaste limitate, con livelli inferiori a 30 giorni di consumo a luglio.
La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto significativo sul mercato europeo del jet fuel, portando a una riorganizzazione delle importazioni e a un aumento dei flussi da fornitori alternativi, in particolare Stati Uniti e Nigeria.
A partire dal 28 febbraio 2026, la raffineria nigeriana Dangote ha incrementato la produzione, aggiungendo circa 40.000 barili al giorno destinati all’Europa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le importazioni europee di carburante per aviazione sono aumentate da circa 612.000 barili al giorno a gennaio a 750.000 a giugno, mantenendo questo livello anche a luglio. Prima della crisi, l’Europa importava tra 550.000 e 600.000 barili al giorno di jet fuel, di cui circa 300.000 provenivano dal Medio Oriente attraverso Hormuz. Con la chiusura dello stretto, il mercato europeo ha perso quasi 300.000 barili al giorno.
Nel mese di aprile, Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni europee, equivalenti a circa 375.000 barili al giorno. Le esportazioni statunitensi di jet fuel hanno raggiunto circa 443.000 barili al giorno in agosto, avvicinandosi al record di 455.000 barili di maggio. La nuova capacità della raffineria Dangote ha reso la Nigeria un fornitore sempre più rilevante per l’Europa.
Tuttavia, la sostituzione dei volumi provenienti dal Medio Oriente non è avvenuta senza costi. I compratori in Europa, Asia e altrove si sono contesi le forniture disponibili, e le raffinerie europee hanno dovuto riallocare la produzione, con effetti visibili sul mercato dei prodotti distillati. Sebbene l’Europa sia riuscita ad evitare una crisi acuta di jet fuel durante la stagione estiva, ha mostrato una crescente vulnerabilità sul fronte del diesel. Le importazioni di diesel sono diminuite da 1,97 milioni di barili al giorno a gennaio a 1,56 milioni a luglio, e a metà agosto il prezzo del diesel europeo ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno.
Le scorte di carburante per aviazione rimangono limitate: a luglio erano inferiori a 30 giorni di consumo e ad agosto le scorte dell’hub ARA erano circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni. Attualmente, il jet fuel quota oltre 1.300 dollari per tonnellata, e i prezzi a termine sono più elevati rispetto a un mese fa e ai livelli di aprile, con ripercussioni sui costi di approvvigionamento e sui margini delle compagnie aeree.
Se la situazione dovesse protrarsi con lo Stretto di Hormuz chiuso, è possibile che si verifichino tagli di capacità durante l’inverno, periodo in cui la domanda di trasporto aereo è tradizionalmente più debole. Questa dinamica potrebbe influenzare ulteriormente il mercato del jet fuel e le strategie delle compagnie aeree.
