Tag: economia

  • Andy Burnham nuovo Primo Ministro del Regno Unito: promesse di stabilità e riforme

    Andy Burnham nuovo Primo Ministro del Regno Unito: promesse di stabilità e riforme

    In Breve

    Chi è il nuovo Primo Ministro del Regno Unito?
    Andy Burnham è stato incaricato di formare un nuovo governo.
    Quali sono le promesse di Burnham come Primo Ministro?
    Burnham ha promesso stabilità, un nuovo modello economico e un piano per ridurre il costo della vita.
    Cosa ha detto Starmer al suo successore?
    Starmer ha esortato Burnham a non soccombere alle divisioni e ha offerto il suo pieno sostegno.

    A Buckingham Palace, Keir Starmer ha rassegnato le dimissioni a Carlo III, che ha formalmente incaricato Andy Burnham di formare un nuovo governo. Burnham, conosciuto come il “Re del Nord” per i suoi successi come sindaco di Manchester, ha pronunciato il suo primo discorso da premier senza appunti, evidenziando la sua intenzione di restituire stabilità al Paese.

    Nel suo intervento, Burnham ha sottolineato di essere il settimo primo ministro britannico dal 2016 e ha promesso un “nuovo modello economico e politico”. Questo modello prevede un maggiore controllo pubblico delle risorse e un piano di reindustrializzazione, con un forte sostegno per le imprese. Ha anche annunciato l’intenzione di presentare un piano per ridurre il costo della vita già il giorno successivo, delineando un percorso decennale di progresso che include la costruzione di case popolari e una riduzione del potere di Westminster per garantire maggiore autonomia a città e regioni.

    Rivolgendosi a coloro che si sentono “stanchi della politica” nelle “zone dimenticate del Paese”, Burnham ha promesso di “riportare la speranza” e di “investire nel successo invece di pagare per il fallimento”.

    Oggi si prevede la nomina dei ministri chiave — Esteri, Interni e Tesoro — decisioni che, secondo Burnham, indicheranno le priorità del nuovo governo. Il premier ha aggiunto che l’esecutivo dovrà riflettere “tutte le anime del partito laburista”.

    Burnham è entrato nel Labour a 15 anni ed è stato eletto deputato nel 2001. Ha ricoperto ruoli nei governi di Tony Blair e Gordon Brown, prima di tornare alle istituzioni locali nel nord dell’Inghilterra. È stato il primo sindaco di Greater Manchester dal 2017, riconfermato due volte con maggioranze crescenti e un indice di gradimento del 65% al momento del suo addio alla carica, secondo i sondaggi. Per succedere a Starmer, si è candidato nella circoscrizione di Makerfield, vicino a Manchester, dove è stato eletto con il 55% dei voti.

    Starmer ha lasciato Downing Street definendo il suo lavoro “finito”, esprimendo serenità e orgoglio per i risultati ottenuti nei sei anni e mezzo alla guida del partito, tra cui il rilancio del Labour e la vittoria elettorale nel 2024. Ha esortato il suo successore a non “soccombere alle divisioni” e gli ha assicurato il suo “pieno sostegno”.

  • Cartello tra produttori di additivi edili: la Commissione Ue lancia accuse gravi

    Cartello tra produttori di additivi edili: la Commissione Ue lancia accuse gravi

    In Breve

    Quali aziende sono accusate di formare un cartello?
    Le aziende accusate includono Cemex, Sika, Mapei e TAM.
    Cosa ha scoperto la Commissione Ue?
    La Commissione ha scoperto sospetti di intese per aumentare i prezzi degli additivi nel 2021 e 2022.
    Quali sanzioni potrebbero affrontare le aziende coinvolte?
    Le aziende potrebbero affrontare sanzioni fino al 10% del loro fatturato annuo globale.

    La Commissione europea ha recentemente lanciato gravi accuse contro diversi produttori di additivi per cemento e calcestruzzo, sostenendo che abbiano costituito un cartello per imporre prezzi più elevati ai clienti. Tra le aziende citate figurano nomi noti come Cemex, una filiale del gruppo Saint-Gobain, il leader svizzero Sika, l’italiana Mapei e la francese TAM.

    Gli additivi in questione sono sostanze chimiche ampiamente utilizzate nel settore edile per migliorare le proprietà di calcestruzzo, cemento e altre malte. Secondo la Commissione, le ispezioni a sorpresa effettuate nel 2023 hanno rivelato sospetti di intese tra produttori e associazioni di categoria in Francia, Germania e Spagna, che avrebbero concordato un aumento dei prezzi in modo coordinato nel 2021 e nel 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina.

    Se le accuse dovessero essere confermate, la Commissione potrebbe infliggere sanzioni fino al 10% del fatturato annuo globale delle aziende coinvolte. Tuttavia, le imprese avranno la possibilità di difendersi dalle accuse, un processo che potrebbe rivelarsi complesso e lungo.

    Questa situazione solleva interrogativi significativi sulla trasparenza e la competitività nel settore degli additivi edili, un mercato cruciale per l’industria delle costruzioni, specialmente in un periodo di crescente domanda e pressione sui prezzi delle materie prime.

    La Commissione Ue ha sottolineato l’importanza di garantire un mercato equo e competitivo, e queste accuse rappresentano un passo importante nella lotta contro le pratiche commerciali sleali. Resta da vedere come si svilupperà la situazione e quali misure verranno adottate per proteggere i consumatori e le imprese oneste nel settore.

  • Agentic Commerce: L’Intelligenza Artificiale Rivoluziona il Commercio Elettronico

    Agentic Commerce: L’Intelligenza Artificiale Rivoluziona il Commercio Elettronico

    In Breve

    Cosa è l'agentic commerce?
    L'agentic commerce è un ecosistema in cui agenti di intelligenza artificiale eseguono transazioni in tempo reale per conto dei clienti.
    Qual è il ruolo delle infrastrutture di pagamento?
    Le infrastrutture di pagamento devono essere solide per gestire transazioni dinamiche e garantire l'autenticazione degli agenti.
    Come cambia il modello di business?
    L'agentic commerce favorisce modelli modulari e micro-transazionali, permettendo acquisti dinamici e flussi monetari programmabili.

    Agentic Commerce: L’Intelligenza Artificiale Rivoluziona il Commercio Elettronico

    Negli ultimi anni, il commercio elettronico ha subito una trasformazione radicale grazie all’emergere dell’agentic commerce, un concetto che si basa sull’uso di agenti di intelligenza artificiale (AI) in grado di avviare e completare transazioni in tempo reale. Questi agenti operano all’interno di vincoli definiti, consentendo un’esperienza di acquisto più fluida e automatizzata.

    Un Nuovo Ecosistema di Acquisto

    Tradizionalmente, il commercio digitale si è concentrato sull’ottimizzazione dell’esperienza utente tramite interfacce e percorsi di conversione ben definiti. Fino a poco tempo fa, l’uso dell’AI era limitato a chatbot e assistenti virtuali, ma ora gli agenti AI possono eseguire transazioni direttamente per conto dei clienti. Questo cambiamento è reso possibile dalla trasformazione delle infrastrutture di pagamento, che si stanno evolvendo per permettere alle piattaforme di diventare leggibili dalle macchine.

    Il Ruolo Cruciale delle Infrastrutture di Pagamento

    Per le grandi imprese, l’adozione dell’agentic commerce avverrà inizialmente attraverso agenti proprietari, progettati per migliorare la conversione e mantenere i clienti all’interno dell’ecosistema del brand. Tuttavia, è fondamentale che le aziende si aprano anche a agenti non brand controllati dai consumatori o dai reparti acquisti, per non perdere quote di mercato.

    Un aspetto critico è rappresentato dal livello di pagamento: l’attività degli agenti rende i volumi di transazione altamente dinamici, e ogni inefficienza o errore di autenticazione può compromettere l’intero processo d’acquisto. Pertanto, i merchant devono investire in architetture di pagamento solide, in grado di verificare l’intento umano e il consenso esplicito, oltre a riconoscere e autenticare gli agenti coinvolti.

    Modelli di Business Modulari e Micro-Transazioni

    L’agentic commerce promuove anche la transizione verso modelli di business modulari e micro-transazionali. Invece di pacchetti rigidi, gli agenti possono sottoscrivere dinamicamente servizi SaaS o abilitare l’acquisto di singole lezioni su piattaforme di learning, combinando contenuti da diversi fornitori e distribuendo automaticamente i pagamenti tra i merchant coinvolti.

    Il passaggio da infrastrutture di pagamento tradizionali a flussi monetari programmabili rappresenta un altro passo fondamentale. I sistemi ora possono eseguire transazioni basate su condizioni di intento e permesso, rendendo la conferma del consenso umano una difesa essenziale contro attività AI non autorizzate.

    La Necessità di Ambienti di Pagamento Avanzati

    Per abilitare il modello dell’agentic commerce, sono necessari ambienti di pagamento capaci di interpretare istruzioni delegate, rispettare vincoli di spesa ed eseguire transazioni istantanee. Credenziali di pagamento legate all’agente garantiscono autonomia operativa, mantenendo al contempo controllo finanziario e tracciabilità per l’utente.

    Implicazioni Regolatorie e Futuro del Commercio Digitale

    I principali circuiti di carte stanno già integrando componenti di questo nuovo modello, mentre aggiornamenti normativi come PSD3/PSD4 e l’AI Act europeo stabiliscono aspettative di responsabilità che rendono la conformità un fattore critico. L’insieme di autenticazione in tempo reale degli agenti e requisiti normativi introduce complessità operativa, che può essere semplificata attraverso un punto di integrazione unico.

    Il reset a livello di protocollo del commercio digitale è in accelerazione. Le aziende che riusciranno a mettere in sicurezza le proprie infrastrutture di pagamento e a verificare l’intento degli agenti per prime otterranno un vantaggio competitivo significativo.

  • Le imprese italiane all’estero: resilienza e investimenti nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: resilienza e investimenti nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero nel 2026?
    Il 51% delle imprese italiane intervistate intende investire nei mercati esteri.
    Quali fattori influenzano le decisioni di investimento delle aziende italiane?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori principali che influenzano le scelte d'investimento.
    Qual è la previsione per la crescita delle imprese italiane nel 2027?
    L'82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati.

    Le aziende italiane attive all’estero dimostrano una sorprendente resilienza di fronte a un contesto internazionale caratterizzato da dazi, politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche. Nonostante le difficoltà, la reputazione del made in Italy continua a sostenere la propensione all’investimento. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, le imprese italiane si mostrano ottimiste riguardo al futuro, con il 40% che descrive il clima per i prodotti italiani come “molto positivo” e il 49% come “positivo, ma più selettivo”.

    Le valutazioni sul mercato variano a seconda delle aree geografiche: in America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le impressioni sono più miste, oscillando tra stabilità e prudenza. In questo scenario, il 51% delle imprese intervistate ha dichiarato l’intenzione di investire nei mercati esteri, mentre il 26% adotta un approccio più cauto. Solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione.

    Un’analisi più approfondita rivela che in Asia e negli Stati Uniti, tutte le aziende si dichiarano pronte a investire, mentre in Europa la prudenza è più evidente, con il 39% orientato a nuovi investimenti e il 33% focalizzato su strategie difensive. Tra i fattori che influenzano le decisioni di investimento, i costi energetici e delle materie prime si attestano al primo posto, seguiti da rischio cambio e instabilità finanziaria, politiche protezionistiche e conflitti regionali.

    Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta offrire prodotti di alta qualità. Oltre la metà degli intervistati ha indicato l’importanza di una strategia di medio-lungo periodo, mentre il 29% ha sottolineato la necessità di scegliere partner locali affidabili e il 26% ha evidenziato la conoscenza delle normative del paese di destinazione. Le principali nazioni concorrenti per le imprese italiane includono Cina, Francia e Germania.

    Le aziende hanno anche espresso la necessità di misure di supporto, con il 71% che richiede una maggiore promozione coordinata del made in Italy e il 49% un incremento del sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI. Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027, con il 24% che si aspetta una crescita sostenuta e il 56% una crescita moderata.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato che, sebbene il made in Italy continui a essere sinonimo di qualità e stile, oggi è fondamentale anche la continuità nella presenza sui mercati internazionali, la conoscenza delle regole locali e la capacità di adattare il modello commerciale. “La qualità resta il punto di partenza, non il punto di arrivo”.

  • Il Commercio in Italia: Diminuzione dei Punti Vendita e Crescita del Fatturato

    Il Commercio in Italia: Diminuzione dei Punti Vendita e Crescita del Fatturato

    In Breve

    Qual è la riduzione dei negozi al dettaglio in Italia?
    Il numero di negozi al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96.000 unità.
    Come è cambiato il fatturato del settore commerciale?
    Il fatturato complessivo è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato la maggiore crescita?
    I discount alimentari hanno visto un aumento del fatturato del 101,1%.

    Il panorama commerciale in Italia ha subito un cambiamento significativo negli ultimi anni. Tra il 2018 e i dati più recenti, il numero di negozi al dettaglio è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, una riduzione di circa 96.000 unità, pari a un -14,4%.

    Nonostante questa contrazione, il fatturato complessivo del settore ha registrato un aumento del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro. Questo fenomeno solleva interrogativi sulle dinamiche del mercato e sulle strategie adottate dai commercianti per adattarsi a un contesto in evoluzione.

    A pagare il prezzo più alto della crisi sono stati principalmente gli ambulanti, con una diminuzione del -27,3%, e i piccoli negozi alimentari, che hanno visto una contrazione del -17,9%. Al contrario, le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%, evidenziando una diversificazione delle necessità dei consumatori.

    Il vero motore della crescita del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un aumento delle unità locali del 7,4%, degli addetti del 51,2% e del fatturato del 101,1%. L’inflazione, che nel periodo è salita del 19,8%, ha contribuito a questa crescita, ma non è l’unico fattore. Le famiglie italiane, infatti, stanno cercando sempre più convenienza nei loro acquisti.

    Inoltre, anche il settore dell’e-commerce, della vendita porta a porta e dei distributori automatici ha mostrato segni di crescita, con un incremento del 13,6% delle unità locali e un aumento del 41,9% del fatturato. Questi dati suggeriscono che i consumatori stanno cambiando le loro abitudini d’acquisto, spostandosi verso canali più convenienti e accessibili.

    Dal punto di vista occupazionale, la diminuzione dei punti vendita non si traduce in una perdita equivalente di posti di lavoro. Gli addetti sono calati solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come l’abbigliamento e le calzature hanno visto incrementi significativi nel numero di addetti, rispettivamente del 22,4%, e negli articoli culturali e ricreativi del 21,4%, nonostante la chiusura di numerose insegne.

    Il fatturato per addetto è cresciuto del 27,9%, passando da 172.000 a 220.000 euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, il fatturato per addetto è aumentato del 4,4%, mentre il fatturato complessivo è calato dell’8,4%, con una riduzione della dimensione media dei punti vendita del 13,6%. Questo fenomeno è simile a quanto osservato in Francia, dove il formato degli ipermercati sembra aver superato la fase di maturità.

    Analizzando i dati territoriali, il Sud Italia mostra una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, all’efficacia degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

    In conclusione, il commercio in Italia sta attraversando una fase di trasformazione, caratterizzata da una diminuzione dei punti vendita ma da un aumento del fatturato, soprattutto grazie ai discount e all’e-commerce. Questi cambiamenti richiedono una riflessione da parte degli operatori del settore e delle istituzioni per garantire un futuro sostenibile e competitivo.

  • Cottarelli: L’Italia non ha bisogno di flessibilità Ue per il debito pubblico

    Cottarelli: L’Italia non ha bisogno di flessibilità Ue per il debito pubblico

    In Breve

    Cosa pensa Cottarelli della flessibilità Ue per il debito pubblico?
    Cottarelli ritiene che l'Italia non abbia bisogno di ricorrere alla flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico al momento.
    Quali sono i risultati economici recenti dell'Italia?
    Il primo trimestre del 2026 ha mostrato un incremento dell'occupazione e della produzione industriale, con livelli elevati.
    Qual è la situazione dei salari in Italia?
    I salari reali sono diminuiti di circa il 6,6% negli ultimi trent'anni, e l'inflazione ha ridotto il potere d'acquisto dei lavoratori.

    Carlo Cottarelli, economista e ex commissario alla Spending Review, ha recentemente espresso la sua opinione riguardo alla situazione economica dell’Italia, suggerendo che al momento non ci sia necessità di ricorrere alla maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, un incremento del deficit dovrebbe essere giustificato solo se necessario per evitare una recessione, e gli attuali indicatori economici non mostrano segni di debolezza tali da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

    Il primo trimestre del 2026 ha mostrato risultati relativamente positivi per l’Italia, con un incremento dell’occupazione e della produzione industriale. Nonostante una lieve flessione a maggio, i livelli rimangono elevati. Cottarelli suggerisce che eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati a settori specifici particolarmente colpiti, finanziati attraverso tagli ad altre spese o tramite un incremento delle entrate fiscali.

    Un altro punto sottolineato da Cottarelli è la trasparenza nei programmi elettorali. Ha messo in evidenza come molte promesse fatte da alcuni partiti siano prive di coperture finanziarie, con stime recenti che parlano di impegni non finanziati per circa 140-150 miliardi di euro all’anno. Una somma che, se non gestita, potrebbe avere implicazioni significative per il debito pubblico nel lungo termine.

    Riguardo ai salari, Cottarelli ha osservato una diminuzione dei salari reali di circa il 6,6% negli ultimi trent’anni. Sebbene il salario minimo possa avere un ruolo nel migliorare la situazione, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. Per affrontare questa sfida, è necessario implementare politiche che favoriscano gli investimenti e rendano l’Italia più attrattiva per le imprese.

    Inoltre, l’inflazione ha avuto un impatto significativo sul potere d’acquisto dei lavoratori. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, portando a una perdita di potere d’acquisto del 13% per i lavoratori dipendenti. Negli anni successivi, i salari hanno recuperato parte di questo terreno, ma la ripresa dell’inflazione rappresenta un ulteriore rischio per la stabilità economica.

    Infine, Cottarelli ha discusso la necessità di un consolidamento bancario in Italia, ritenendo inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e mondiale. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo cruciale per le famiglie e le piccole e medie imprese, auspicando un approccio a doppio binario per garantire la loro sostenibilità.

  • Sblocco di 300 milioni per l’autotrasporto: nuove misure per le imprese del settore

    Sblocco di 300 milioni per l’autotrasporto: nuove misure per le imprese del settore

    In Breve

    Qual è l'importo del credito d'imposta per l'autotrasporto?
    Il credito d'imposta ammonta a 300 milioni di euro.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre.
    Chi può beneficiare del credito d'imposta?
    Le imprese che utilizzano gasolio commerciale per veicoli di trasporto merci con massa superiore a 7,5 tonnellate.

    Il governo italiano ha recentemente annunciato lo sblocco di un credito d’imposta di 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto. Il decreto attuativo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, segnando un passo importante per il settore.

    Il credito d’imposta, che potrà arrivare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli, si applica a un periodo che va da marzo a giugno 2026. Le imprese beneficiarie sono quelle che utilizzano gasolio commerciale per veicoli adibiti al trasporto merci con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. È stata confermata l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili.

    Le domande per accedere a questo credito potranno essere presentate a partire da settembre tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane. Questa iniziativa arriva dopo settimane di pressioni da parte delle associazioni di categoria, culminate in un incontro tenutosi il 22 luglio presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi.

    Durante questo incontro, si è fatto il punto sugli impegni assunti il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale. Il governo si era impegnato a introdurre il credito d’imposta e la possibilità di dilazionare il pagamento delle imposte. Queste misure sono state confermate con la conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    In seguito all’annuncio, le associazioni di categoria avevano segnalato incertezze operative, e Unatras aveva scritto il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per sollecitare tempi certi. Oltre al credito d’imposta, è stata annunciata la convocazione, nei primi giorni di settembre, di un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica. Questo tavolo, presieduto dal ministro, sarà aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, e fungerà da strumento stabile di confronto su logistica nazionale, normative, intermodalità e investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Trainata dall’Intelligenza Artificiale

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Trainata dall’Intelligenza Artificiale

    In Breve

    Qual è stato l'aumento dei ricavi di STM nel secondo trimestre?
    STM ha registrato un aumento del 26% dei ricavi nel secondo trimestre, raggiungendo 3,487 miliardi di dollari.
    Qual è la previsione di ricavi per il terzo trimestre?
    STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari per il terzo trimestre, con un incremento del 16,2% rispetto al 2025.
    Come si prevede l'andamento dei ricavi per il 2026?
    STM prevede ricavi superiori a 1 miliardo di dollari per i data center nel 2026, con possibilità di superare i 2 miliardi nel 2027.

    STM ha registrato un notevole aumento dei ricavi nel secondo trimestre del 2026, con un incremento del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo un totale di 3,487 miliardi di dollari. Questo risultato è stato accompagnato da un margine lordo che è cresciuto di 130 punti base, arrivando al 34,8%, e un utile netto di 222 milioni di dollari, in netta contrapposizione alla perdita di 97 milioni di dollari dello stesso trimestre del 2025.

    I ricavi netti hanno superato le stime aziendali, grazie a un forte contributo delle aree di communication equipment, delle periferiche per computer e del settore automobilistico. Il CEO Jean Marc Chery ha sottolineato un incremento della domanda, con prenotazioni sostenute in tutti i mercati finali e segnali di offerta limitata in diverse categorie di prodotto. Inoltre, i livelli di magazzino della distribuzione sono ora al di sotto degli obiettivi standard.

    Per il terzo trimestre, STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, con un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il margine lordo è stimato al 37%, tenendo conto di oneri per sottoutilizzo degli impianti. L’azienda prevede un’ulteriore accelerazione dei ricavi nell’ultimo trimestre del 2026, grazie ai programmi in corso con i clienti nei data center per l’intelligenza artificiale e nelle comunicazioni via satellite a bassa orbita.

    STM stima che i ricavi per l’ultima parte dell’anno supereranno i 4 miliardi di dollari, con una crescita del secondo semestre rispetto al primo che sarà superiore alla normale stagionalità del 15%. L’azienda ha anche rivisto al rialzo le previsioni sui ricavi per i data center, ora stimando oltre 1 miliardo di dollari per il 2026 e la possibilità di superare i 2 miliardi di dollari nel 2027, a condizione che la dinamica attuale continui.

    Nel semestre chiuso al 27 giugno, STM ha registrato ricavi complessivi di 6,582 miliardi di dollari, rispetto ai 5,283 miliardi della prima metà del 2025. La posizione finanziaria netta al 27 giugno era positiva per 2,01 miliardi di dollari.

    Nonostante i risultati positivi, il titolo di STM ha aperto in calo a Piazza Affari, cedendo oltre il 15%. Questo calo è attribuibile a prospettive leggermente inferiori alle attese e alla correzione in atto nel settore.

  • UniCredit registra il miglior semestre della sua storia con un utile netto di 6,3 miliardi

    UniCredit registra il miglior semestre della sua storia con un utile netto di 6,3 miliardi

    In Breve

    Qual è l'utile netto di UniCredit per il primo semestre 2026?
    L'utile netto di UniCredit per il primo semestre 2026 è di 6,3 miliardi di euro.
    Come si confronta l'utile netto con l'anno precedente?
    L'utile netto è aumentato del 3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
    Quali sono le previsioni per l'utile netto 2026?
    Le previsioni indicano un utile netto oltre gli 11 miliardi di euro per il 2026.

    UniCredit ha annunciato i risultati del primo semestre 2026, chiudendo con un utile netto di 6,3 miliardi di euro, il migliore della sua storia. Questo rappresenta un incremento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e un impressionante 24% se si esclude una posta straordinaria negativa di 245 milioni di euro nella linea dei proventi da negoziazione nel secondo trimestre.

    Nel secondo trimestre, l’utile netto ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro, superando le stime di mercato che si attestavano intorno ai 2,83 miliardi. I ricavi netti core sono aumentati del 3,6% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo i 12,2 miliardi di euro. Questo incremento è stato sostenuto da un forte impulso delle commissioni e da un risultato netto della gestione assicurativa, oltre a un margine di interesse in accelerazione, supportato da una crescita di qualità dei volumi.

    In totale, i ricavi netti nel primo semestre sono stati pari a 13 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, escludendo la posta straordinaria sui proventi da negoziazione. Al netto di tale esclusione, l’aumento si attesta al 4%. Tuttavia, il margine di interesse ha registrato una flessione dello 0,8% rispetto al primo semestre 2025, scendendo a 7,2 miliardi di euro. Escludendo l’impatto della Russia, il margine di interesse ha mostrato un incremento dello 0,2%, con previsioni di ulteriore accelerazione sequenziale.

    Le commissioni e il risultato netto della gestione assicurativa hanno totalizzato circa 5 miliardi di euro nel semestre, con una crescita dell’11% e rappresentando circa il 38% dei ricavi netti. D’altra parte, i proventi da negoziazione si sono attestati a 229 milioni di euro, in calo del 55% rispetto al primo semestre precedente, principalmente a causa della posta straordinaria negativa di 245 milioni di euro nel secondo trimestre.

    Il costo del rischio è rimasto contenuto, a 17 punti base. Nel secondo trimestre, il gruppo ha generato organicamente 2,5 miliardi di euro, equivalenti a 85 punti base di capitale. Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, ha evidenziato come il programma Unlimited stia accelerando la crescita redditizia dei ricavi e migliorando l’efficienza operativa. Orcel ha anche annunciato un aggiornamento della guidance per l’utile netto 2026, prevedendo un risultato ben oltre gli 11 miliardi di euro, o circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione. Questo riflette l’efficace esecuzione della strategia e gli investimenti in persone, tecnologia e intelligenza artificiale.

  • easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    In Breve

    Qual è l'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026?
    L'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026 è di 85 milioni di sterline.
    Qual è il motivo del calo dell'utile?
    Il calo dell'utile è dovuto all'aumento dei costi del carburante e al rallentamento della domanda.
    Come si prevede la crescita per il 2027?
    Per il 2027 si prevede una crescita della capacità a livelli più normali e un aumento dei rendimenti dei biglietti.

    easyJet ha chiuso il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline, registrando un calo del 70% rispetto ai 286 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è stato fortemente influenzato dall’aumento dei costi del carburante e dal rallentamento della domanda, innescato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto un impatto negativo sulle prenotazioni durante i mesi primaverili.

    Nonostante le difficoltà, le prenotazioni sotto data sono rimaste sostenute, e il management di easyJet ha segnalato segnali di graduale miglioramento, con una ripresa della fiducia dei consumatori. Nel trimestre, la capacità è aumentata del 3% in termini di ASK (Available Seat Kilometers) e i posti disponibili sono cresciuti dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in diminuzione di 1 punto percentuale rispetto all’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha mostrato una diminuzione del 3%, ma ha comunque rappresentato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni fornite a maggio. D’altra parte, il CASK (Cost per Available Seat Kilometer) al netto del carburante è aumentato del 3%, mentre il costo unitario del carburante è salito del 13%, comportando un aggravio di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre del 2025. Il picco dei prezzi del carburante è stato registrato ad aprile, con valori attorno a 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo soprattutto sulla parte di consumi non coperta da hedging.

    Il business dei pacchetti vacanza ha mostrato una certa stabilità: easyJet holidays ha riportato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline, leggermente inferiore agli 86 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, al netto dell’effetto cambi, il risultato operativo è cresciuto del 7%, e il numero di clienti della divisione è aumentato dell’8%, permettendo alla società di guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a doppia cifra bassa rispetto ai 3,1 milioni registrati nel 2025. Per la prima metà dell’esercizio 2027, ci si aspetta un ritorno a livelli di crescita della capacità più normali, e le prime indicazioni sulle prenotazioni mostrano un aumento dei rendimenti dei biglietti in una percentuale a una cifra medio-alta.

    “L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre. Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni sotto data per voli e pacchetti vacanza. Inoltre, la nostra attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha permesso di migliorare ulteriormente la puntualità e la soddisfazione dei clienti,” ha dichiarato il CEO Kenton Jarvis.

    easyJet conferma la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. Con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, l’azienda ritiene che tali iniziative possano sostenere il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.