In Breve
- Quali sono i recenti investimenti nel settore fieristico?
- Negli ultimi mesi, sono stati acquistati quattro dei dieci principali gruppi fieristici a livello internazionale.
- Come si sta comportando il settore fieristico italiano?
- Il settore ha mostrato resilienza, con un fatturato di 2,1 miliardi di euro nel 2025, in crescita rispetto agli anni precedenti.
- Quali sfide affronta il settore fieristico in Italia?
- Il settore deve affrontare la necessità di investimenti per rinnovare gli spazi espositivi e la minaccia di acquisizioni da parte di investitori esteri.
Negli ultimi mesi, il panorama degli investimenti nel settore fieristico ha visto un’accelerazione significativa, con la finanza internazionale che ha messo a segno operazioni di grande rilievo. Tra maggio e giugno, quattro dei dieci principali gruppi fieristici sono stati acquistati, tra cui i britannici CloserStill e Hyve e gli americani Group Emerald e Questex. Queste transazioni, valutate tra 1,5 e 1,8 miliardi di dollari, rappresentano alcune delle più importanti operazioni di private equity mai registrate nel settore.
Tuttavia, l’Italia sembra rimanere in una posizione di attesa rispetto a queste dinamiche globali. Il sistema fieristico italiano ha dimostrato una resilienza notevole dopo la crisi causata dalla pandemia di Covid-19, continuando a crescere anche nei primi sei mesi del 2026. Secondo i dati forniti da Prometeia-Aefi, il fatturato delle imprese fieristiche italiane ha raggiunto i 2,1 miliardi di euro nel 2025, segnando un incremento del 10% rispetto all’anno precedente e un aumento del 35% rispetto ai livelli pre-pandemia.
Un elemento chiave per la crescita del settore è rappresentato dall’adozione di tecnologie innovative, in particolare l’intelligenza artificiale, che sta migliorando i servizi offerti e stimolando la partecipazione a eventi dal vivo. Tuttavia, il modello fieristico italiano è caratterizzato da una forte presenza di quartieri fieristici e associazioni industriali che si concentrano sulla promozione del territorio e delle imprese locali. Questa struttura rende complessa la cessione o l’apertura a capitali esteri da parte degli operatori nazionali.
In questo contesto, emerge la necessità di ingenti investimenti per rinnovare e ripensare gli spazi espositivi, adattandoli a nuovi format ibridi e a eventi non solo B2B, ma anche consumer, spettacoli, congressi e competizioni sportive. Tra le soluzioni proposte per mantenere la competitività, si evidenziano le partnership internazionali per esportare format consolidati e gestire le venue anche durante la bassa stagione.
Un’altra proposta riguarda un possibile ripensamento della governance delle fiere, con la separazione tra la proprietà delle infrastrutture, che dovrebbe rimanere pubblica, e la gestione privata degli eventi. È stato inoltre sollevato il rischio che operatori esteri possano acquisire manifestazioni di riferimento per intere filiere produttive italiane. Per questo motivo, si sta considerando l’implementazione di una forma di golden power, che limiti le quote di controllo superiori al 51% da parte di investitori stranieri.
In conclusione, il settore fieristico italiano si trova al centro di una fase di concentrazione e di richiesta di capitali, che potrebbe spingere verso scelte di apertura, aggregazione e strumenti di tutela per preservare manifestazioni e infrastrutture strategiche. L’attenzione verso le dinamiche internazionali è fondamentale per garantire un futuro competitivo e sostenibile al comparto.
